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Questo articolo è stato scritto:

Avv. Alessandra Sbressa Agneni

Autrice per Giuffrè Editore

Autrice di opere per UTET Editore

Autrice di opere per CEDAM Editore

Iscritta all'Albo degli Avvocati di Verbania

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In caso di parto plurimo, il Testo Unico per la tutela della maternità e della paternità di lavoratori dipendenti, non prevede per il congedo obbligatorio il diritto ad ulteriori periodi.
Diversamente per il congedo parentale (fino a sei mesi per la madre e fino a sette mesi per il padre, nel limite però complessivo di dieci o undici mesi tra entrambi i genitori di cui solo sei con indennità) ogni genitore che sia lavoratore dipendente pubblico o privato ha diritto ad usufruirne per ciascun nato.

 
Il Testo Unico per la tutela della maternità e della paternità di lavoratori dipendenti, esclusi dunque i liberi professionisti, non prevede per il congedo obbligatorio il diritto a ulteriori periodi. Diversamente per il congedo parentale, ciascun genitore, che sia lavoratore dipendente pubblico o privato ha diritto ad usufruirne per ciascun nato. Anche il trattamento economico deve essere moltiplicato per il numero dei figli nati.

In caso di parto gemellare o plurigemellare i mesi di congedo parentale con piena retribuzione dovrebbero essere due o più in base al numero di figli nati. L'interpretazione però non è univoca.
Infatti, secondo il Tribunale di Modena (sentenza n° 584 del 2007 emessa l'8 gennaio del 2008), la retribuzione intera vale solo per i primi 30 giorni del periodo valutato nel suo complesso. Si ricordi che la normativa contrattuale facendo riferimento all'articolo 32, comma 1, lettera a) del decreto legislativo n° 151/2001, già ricomprenderebbe l'ipotesi di parto plurimo, stabilendo che nel periodo in cui si ha diritto al congedo facoltativo, che in caso di nascita di due figli compete sino a 12 mesi, i primi 30 giorni siano retribuiti per intero. Si ricordi solo per i primi 30 giorni. Il genitore che, dunque, intende avvalersi di altri periodi di congedo parentale per la presenza di due o più figli gemelli deve presentare domande separate.
Si fa presente che anche i permessi per l'allattamento sono in relazione al numero dei figli partoriti. Infatti la legge n° 151/2001 all'articolo 41 prevede espressamente che nel caso di parto gemellare, i periodi di riposo sono raddoppiati e le ore aggiuntive possono essere utilizzate dal padre anche nel caso in cui la madre ne fruisca in quanto lavoratrice parasubordinata o autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta, imprenditrice agricola professionale, parasubordinata e libera professionista, avente diritto ad un trattamento economico di maternità a carico dell'INPS o di altro ente previdenziale con esclusione solo di chi è senza lavoro e di chi è disoccupato).
Il padre lavoratore dipendente può usufruire dei riposi anche durante i tre mesi dopo il parto, così come pure durante l'eventuale periodo di congedo parentale della madre. In questi periodi, infatti, il diritto spetta nella misura di due ore o di un'ora a seconda dell'orario di lavoro, in sintonia con quanto disposto per le ore “aggiuntive” riconosciute al padre nel caso in cui la madre sia una lavoratrice dipendente.
I permessi per l'allattamento sono considerati ore lavorative agli effetti sia della durata che della retribuzione del lavoro (intero ammontare della retribuzione).
Infine si ricordi che quanto detto finora vale anche nel caso di adozione o affidamento plurimo.

 

 

 

Articolo dello Studio Legale Sbressa Agneni

Articolo pubblicato nella sezione " Persona e Danno "

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"Famiglia e Persone" UTET Giuridica

Scritto da AVV. SBRESSA AGNENI

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