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Questo articolo è stato scritto da:

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Avv. Stefania Sbressa Agneni

contatto diretto mobile :  +39 340 79 65 261

Autrice per Giuffrè Editore

Scrive per la rivista di Vercelli La Grinta

Autrice per diversi blog giuridici

Iscritta all'Albo degli Avvocati di Verbania

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In sede di consulenza mi capita spesso di parlare con padri separati che si trovano in una situazione di elevata conflittualità con il coniuge che li priva del diritto di poter svolgere il proprio ruolo di genitore, compromettendo e pregiudicando il rapporto con i figli.
Molti padri soffrono di questa situazione ed intanto il tempo passa, i figli crescono e vivono con l'idea, spesso voluta e creata dalla madre, di avere un padre che non s'interessa, pensando solo a se stesso ed alle proprie esigenze, quando nella maggior parte dei casi viene considerato una sorta di bancomat a cui prelevare denaro.
Ovviamente,non sempre è così ed ogni caso è a sé perché esistono uomini che desiderano fare il padre e condividere la vita con i propri figli ed altri che preferiscono e scelgono di disinteressarsi sia dal punto di vista materiale sia morale.

In caso di separazione, la legge di solito affida i figli alle madri o meglio affida i figli ad entrambi i genitori ma con collocazione abitativa presso la madre (di solito coincide con la casa coniugale), creando disequilibri affettivi quasi inevitabili. Solo una minoranza dei figli ha la residenza dal padre.
La giurisprudenza propende per le mamme, mancando in Italia linee guida comuni che rendano certo il diritto di famiglia, dipendendo molto dalla sensibilità del giudice.

E' anche vero che la fine di un matrimonio può diventare l'occasione per riscoprire o scoprire il ruolo paterno, costruendo giorno dopo giorno una nuova dimensione di felicità con i propri figli.

Pubblichiamo le lettere pervenuteci in studio/redazione qualche giorno fa di due padri separati, Davide e Federico, con situazioni completamente diverse ma che riteniamo possano interessare ai lettori che si trovano in fase di separazione/divorzio a dover riorganizzare e costruire il rapporto con i propri figli.

“ dopo tre anni di convivenza e due figli mi sembrava giusto e naturale sposarmi, anche per dare una vera famiglia ai bambini. Sapevo che la mia ex non era la donna giusta per me in quanto molto attaccata al denaro ed alla sua famiglia che riteneva assurdo che a 34 non fosse ancora sposata. Le pressioni per il matrimonio erano continue e così ho ceduto.
Io ero sempre in giro per il mondo a causa del mio lavoro di pilota di aerei e lei aveva accettato i miei continui spostamenti. In casa c'ero poco e quando c'ero le scenate di gelosie e di nervosismo avvenivano spesso.
Dopo 5 anni di matrimonio pesanti, ho preso la decisione di chiedere la separazione e da lì la mia vita è impossibile.
La mia ex non ha ancora accettato e vive di rancori e vendette con l'unico desiderio di farmela pagare con gli interessi. Sapeva che tra di noi non funzionava e non ha mai funzionato, ma nonostante ciò voleva un marito ed una famiglia.
Mi ha allontanato i figli che mi vedono come un mostro e con i quali non riesco più ad avere un rapporto genitoriale. Insomma li ho persi e sono stato privato degli anni più belli in quanto non rispondono al telefono e mi rimandano indietro i regali che la madre sminuisce con “non ne abbiamo bisogno!”
Per vederli li aspetto all'uscita di scuola ma loro scappano trattandomi come un estraneo e parlando male di me anche agli insegnanti.
Preciso che ogni mese verso un assegno di mantenimento oltre a pagare le spese straordinarie che mi richiede la madre. Per loro sono un bancomat non un padre ed un punto di riferimento nella vita. Vorrei fare il padre anche se separato dalla loro madre che non ho mai amato ma che ho voluto sposare, commettendo l'errore più grande della mia vita!. (Davide, '76)

“mi sono sposato allo scoccare preciso dei 40 anni con la donna che avevo al mio fianco da poco tempo ma che mi sembrava la meno peggio di quelle che mi erano capitate. Insomma un percorso sentimentale non fortunato e ad ostacoli.
E' nata Giulia e dopo due anni di comune accordo abbiamo deciso di separarci.
Mi sono sentito dire “ cosa vuoi combinare tu che sei maschio?”, come se il padre fosse un modello perdente ed io non fossi in grado di farlo.
Invece io ho capito che, se volevo avere un rapporto sereno con mia figlia, dovevo mettere una divisione tra me e la madre, che voleva essere l'unica figura di riferimento.
La paternità è una cosa che ho voluto fortemente, come ho voluto condividere con Giulia le mie passioni, la musica, la barca ed il tennis.
Il problema è che, quando finisce un matrimonio, non sono solo i padri a perdere un pezzo di vita ma lo sono soprattutto i figli a perdere la loro identità. Non volevo che accadesse ciò a Giulia per la quale sono diventato, anche se a fatica, un importante punto di riferimento nella sua vita quotidiana insieme alla madre naturalmente con la quale voglio essere un alleato e non un nemico, perché Giulia viene prima di tutto!. ( Federico ' 64)

 

 

Articolo dello Studio Legale Sbressa Agneni

Articolo pubblicato nella sezione " Racconti di Separazione "

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Famiglia e persone

"Famiglia e Persone" UTET Giuridica

Scritto da AVV. SBRESSA AGNENI

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